/ricerca/ansait/search.shtml?tag=
Mostra meno

Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.

Ti invitiamo a leggere le Condizioni Generali di Servizio, la Cookie Policy e l'Informativa Privacy.

Puoi leggere tutti i titoli di ANSA.it
e 10 contenuti ogni 30 giorni
a €16,99/anno

  • Servizio equivalente a quello accessibile prestando il consenso ai cookie di profilazione pubblicitaria e tracciamento
  • Durata annuale (senza rinnovo automatico)
  • Un pop-up ti avvertirà che hai raggiunto i contenuti consentiti in 30 giorni (potrai continuare a vedere tutti i titoli del sito, ma per aprire altri contenuti dovrai attendere il successivo periodo di 30 giorni)
  • Pubblicità presente ma non profilata o gestibile mediante il pannello delle preferenze
  • Iscrizione alle Newsletter tematiche curate dalle redazioni ANSA.


Per accedere senza limiti a tutti i contenuti di ANSA.it

Scegli il piano di abbonamento più adatto alle tue esigenze.

Una ferita per Trudeau, il premier dell'accoglienza

Una ferita per Trudeau, il premier dell'accoglienza

Simbolo 'anti-Trump' nel Canada multiculturale voluto dal padre

WASHINGTON, 31 gennaio 2017, 17:16

Redazione ANSA

ANSACheck

(di Anna Lisa Rapanà) (ANSA)

Nel pieno dell'emergenza rifugiati, mentre l'Europa cercava una voce comune per gestire la pressione alle sue porte e l'allora presidente Barack Obama faceva quanto poco gli era possibile per contrastare la rigidità del Congresso, segnando almeno una soglia minima di accoglienza, facevano il giro del mondo le immagini del primo ministro canadese Justin Trudeau, all'aeroporto per accogliere i siriani in arrivo, che li abbracciava commosso distribuendo loro cappotti. Quel "Welcome to Canada!" che pronunciò di persona lo rese il paladino dell'accoglienza nel Nord America.
    Un'immagine che l'attacco alla moschea di Quebec City rischia ora di rendere sfocata, ponendo quesiti su come la 'resistenza' a nord della frontiera con gli Usa, proclamata dal premier liberal, continuerà alla luce dei provvedimenti firmati dal presidente Donald Trump.
    E adesso che il 'fronte progressista' sembra sempre più sfilacciato - in Europa alle prese con campagne elettorali già in pieno svolgimento -, costretto immobile davanti ai primi giorni di presidenza Trump scanditi da ordini esecutivi, Trudeau appare quasi solo a fare da scudo a una visione del mondo,. Una visione la cui difesa viene urlata in queste ore nelle piazze americane e oltre. Trudeau lo fa in nome di quel multiculturalismo ereditato dal padre Pierre, che diede forma all'unicità del Canada. "A coloro che fuggono da persecuzioni, terrore e guerra: i canadesi vi accoglieranno, a prescindere dalla vostra fede. La diversità è la nostra forza", recita il tweet di Justin Trudeau in risposta alla decisioni della nuova amministrazione Usa. Poi l'apertura concreta con la garanzia del ministro dell'immigrazione canadese Ahmed Hussen: "Il Canada offrirà residenza temporanea a tutti coloro bloccati negli Usa a seguito dell'ordine esecutivo di Trump sull'immigrazione".
    Justin Trudeau sulle orme del padre quindi. Pierre Trudeau diventò leader dei liberali canadesi nel 1968 e fu più volte primo ministro segnando passaggi storici per il Paese. Fra questi appunto l'introduzione del principio di multiculturalismo come pilastro per le politiche di immigrazione, accoglienza e integrazione in Canada, che pongono l'accento sul mantenimento delle diversità culturali e religiose rispetto all'assimilazione, disegnando quindi il 'mosaico culturale' canadese diverso rispetto al 'melting pot' dei vicini Usa.
    Pierre Trudeau fu un leader carismatico e popolare anche a livello internazionale. Justin continua quella tradizione, ma il passaggio in politica non è stato né automatico né immediato: la prima volta che Justin Trudeau attirò su di sé l'attenzione del Paese aveva già 29 anni, nel 2000, con il suo discorso al funerale del padre. L'ingresso in politica però non arrivò prima del 2008. Nel 2013 la conquista della leadership del partito liberale, che ha portato poi alla clamorosa vittoria elettorale del 2015 (con i seggi dei liberali passati a livello federale da 36 a 184: un risultato senza precedenti). Giovane, di aspetto gradevole, dinamico ma mai aggressivo, da allora è una conferma dopo l'altra per il mondo progressista, dalle scelte per la composizione del suo governo, con un 50% di donne "perché è il 2015" spiegò semplicemente, alla dichiarazione "Io sono femminista", fino alla politica dell'accoglienza.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Da non perdere

Condividi

O utilizza