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Il Papa: 'La guerra è una sconfitta, servono 2 Stati. C'è il rischio di un'escalation mondiale'

Il Papa: 'La guerra è una sconfitta, servono 2 Stati. C'è il rischio di un'escalation mondiale'

Intervista esclusiva con il direttore del Tg1 Chiocci in onda dopo l'edizione delle 20. 'L'antisemitismo c'è, la Shoah non è bastata' dice Francesco. Spazio anche al privato, il suo stato di salute, la vita da ragazzo

ROMA, 01 novembre 2023, 21:11

Redazione ANSA

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Papa Francesco - RIPRODUZIONE RISERVATA

Papa Francesco - RIPRODUZIONE RISERVATA
Papa Francesco - RIPRODUZIONE RISERVATA

"Ogni guerra è una sconfitta. Non si risolve nulla con la guerra. Niente. Tutto si guadagna con la pace, con il dialogo. Sono entrati nei kibbutz, hanno preso ostaggi. Hanno ucciso qualcuno. E poi la reazione. Gli israeliani andare a prendere quegli ostaggi, a salvarli". Così il Papa nella lunga intervista al direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci che andrà in onda integrale al termine del telegiornale, che ne ha mandato alcune anticipazioni. "Nella guerra uno schiaffo provoca l'altro. Uno forte e l'altro più forte ancora e così si va avanti. La guerra è una sconfitta. Io l'ho sentita come una sconfitta in più. Due popoli che devono vivere insieme. Con quella soluzione saggia: due popoli due Stati. L'accordo di Oslo: due Stati ben limitati e Gerusalemme con uno status speciale".

"Sarebbe la fine di tante cose e di tante vite. Io penso che la saggezza umana fermi queste cose. Sì, c'è la possibilità ma … e a noi questa guerra ci tocca per quello che significa Israele, Palestina, la Terra Santa, Gerusalemme ma anche l'Ucraina ci tocca perché è vicina". Così, nell'intervista al direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci, papa Francesco ha risposto alla domanda se teme un'escalation mondiale. "Ma ci sono tante altre guerre che a noi non toccano: Kivu, lo Yemen, il Myanmar con i Rohingya che sono dei martiri. Il mondo è in guerra ma c'è l'industria delle armi dietro", ha aggiunto.

"L'ora è molto buia. Non si trova la capacità di riflettere con chiarezza e all'ora più buia io aggiungerò: una sconfitta in più. E' così dall'ultima guerra mondiale, dal '45 fino adesso, una sconfitta dopo l'altra perché le guerre non si sono fermate". Così il Papa nell'intervista al direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci, andata in onda questa sera. "Ma il problema più grave ancora sono le industrie delle armi - ha aggiunto Francesco -. MI dice una persona che capisce di investimenti, che ho conosciuto in una riunione, mi diceva che oggi gli investimenti che danno più reddito sono le fabbriche delle armi".

 

Francesco. 'L'antisemitismo c'è, la Shoah non è bastata'

"Purtroppo l'antisemitismo rimane nascosto. Lo si vede, giovani per esempio, di qua e di là che fanno qualche cosa. E' vero che in questo caso è molto grande ma c'è qualche cosa sempre di antisemitismo e non è sempre sufficiente vedere l'Olocausto che hanno fatto nella seconda guerra mondiale, questi 6 milioni uccisi, schiavizzati e non è passato. Purtroppo, non è passato. Non saprò spiegarlo e non ho spiegazioni è un dato di fatto che io lo vedo e non mi piace". Così papa Francesco, nell'intervista al direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci, ha risposto alla domanda se teme un rigurgito dell'antisemitismo.

Il Papa, chiamo i religiosi a Gaza ogni giorno

"Li chiamo tutti i giorni e c'è anche una suora argentina lì e il parroco era a Betlemme nel momento che è scoppiato tutto questo e non è riuscito a tornare perché era andato a Betlemme ad acquistare medicine. Adesso è a Gerusalemme ma non può entrare". Così il Papa nell'intervista al Tg1, alla domanda se sente i religiosi che sono rimasti a Gaza. "E il viceparroco egiziano, padre Yussuf lo chiamo tutti i giorni e mi dice 'ma questo è terribile, adesso l'ultima cosa è che hanno bombardato l'ospedale ma a noi in parrocchia ci rispettano, in parrocchia abbiamo 563 persone, tutti cristiani e anche qualche musulmano. Bambini ammalati dei quali si prendono cura le suore di Madre Teresa'", ha detto Francesco. In questa piccola parrocchia si trovano 563 persone. "L'ho chiamato prima di venire e tutti i giorni cerco di accompagnarli. Per il momento, grazie a Dio, le forze israeliane rispettano quella parrocchia", ha aggiunto.

'Volevo andare a Kiev e a Mosca. Ho fatto liberare prigionieri'

"Il secondo giorno della guerra in Ucraina sono andato all'ambasciata russa, ho sentito che dovevo andare lì e ho detto che ero disposto ad andare da Putin se serviva a qualcosa. L'ambasciatore bravo, ha finito adesso, un funzionario della Russia. E da quel momento ho avuto un buon colloquio con l'ambasciata russa". Così papa Francesco, nell'intervista al direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci, ha risposto alla domanda sui suoi possibili viaggi a Kiev e a Mosca. "Quando io presentavo dei prigionieri, io andavo lì e loro liberavano, hanno liberato anche da Azov - ha aggiunto -. Insomma l'ambasciata si è comportata molto bene nel liberare le persone che si potevano liberare. Ma il dialogo si è fermato lì. In quel momento mi scrisse Lavrov: 'Grazie se vuole venire, ma non è necessario'. Io volevo andare da entrambe le parti".

Francesco a Dubai per la Cop28

"Sì, andrò a Dubai. Credo che partirò il primo dicembre fino al 3 dicembre. Starò tre giorni lì". Così il Papa, nell'intervista al direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci, ha risposto alla domanda se è vero che andrà a Dubai per la Cop28 sul clima.

Maradona o Messi? 'Io dico Pelè'

Maradona o Messi? "Io dirò un terzo, Pelé". Così papa Francesco ha risposto al direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci che gli chiedeva chi preferisse tra i due campioni argentini. "Maradona come giocatore un grande, un grande. Ma come uomo è fallito - dice il pontefice - Poveretto è scivolato con la corte di quelli che lo lodavano e non lo aiutavano. E' venuto a trovarmi qui il primo anno di pontificato e poi poveretto ha avuto la fine. E' curioso: tanti portivi finiscono male. Anche della boxe. Messi è correttissimo. E' un signore. Ma per me di questi tre il grande signore è Pelé. Un uomo di un cuore". Io, aggiunge, "ho parlato con Pelé, una volta l'ho incontrato su un aereo quando ero a Buenos Aires, abbiamo parlato. Un uomo di una umanità così grande. I tre sono grandi. Ognuno con la sua specialità. Messi è bravo in questo momento. E Pelé era bravo".

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