Rientro blindato, oggi a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, per gli alunni del plesso "Catello Salvati" dell'istituto scolastico comprensivo "2 Panzini" dove giovedì scorso un gruppo di genitori e parenti hanno aggredito una docente. I bambini stanno entrando a scuola alla presenza dei carabinieri, accompagnati dai genitori i quali, per tutelarli, stanno facendo in modo che non vengano ripresi dai numerosi giornalisti, fotografi e video-operatori presenti.
All'esterno del plesso, sui cancelli, sono stai sistemati due striscioni: "Si ai docenti, no alla direzione" e "tutela per i nostri figli, solidarietà alle mamme".
"Facciamo fare il suo corso alla giustizia". Così la docente responsabile del plesso di Castellammare di Stabia, Teresa Esposito, rivolta alle mamme che hanno urlato al suo arrivo 'Noi non siamo camorriste'. La vicenda ha risvolti ancora poco chiari. Alcune mamme parlano di chat che la donna avrebbe scambiato con alcuni ragazzi ma c'è anche chi riferisce di una possibile 'rappresaglia' dopo una nota nei confronti di un alunno sorpreso a fumare nei bagni. "Non dobbiamo giustificarci perché non siamo colpevoli di nulla", ha aggiunto la responsabile che afferma di non aver saputo nulla della denuncia e dei suoi contenuti fino a giovedì scorso quando si sono verificati i disordini.
Pochi i bambini che si sono recati oggi a scuola. Un gruppo di mamme ha ribadito le accuse nei confronti della docente di sostegno destinataria della missione punitiva sostenendo di aver visto e sentito audio e chat e riferiscono dei presunti dialoghi rivolti dalla professoressa ad alcuni ragazzi. "Ci hanno chiamato camorriste, hanno detto che siamo bestie ma la verità è totalmente diversa", tengono a precisare. Ci sono bambini che hanno visto quanto accaduto in televisione e, spaventati, raccontano alcune donne, non volevano venire a scuola. Una mamma ha detto al figlio che i carabinieri erano lì perché c'era stato un crollo nella palestra.
Sull'episodio di violenza il ministro Valditara ha disposto una ispezione. Il quartiere dove è avvenuto sorge peraltro in una zona della città dove l'influenza della camorra è ritenuta ancora presente. I militari dell'arma, coordinati dalla Procura di Torre Annunziata, intanto, sono al lavoro per fare piena luce sul movente dell'aggressione. Ed è stata la stessa preside dell'istituto Salvati, Donatella Ambrosio, a chiedere la presenza delle forze dell'ordine visto il permanere di un clima pesante intorno alla vicenda.
La docente aggredita, a casa in malattia dopo il trauma cranico riportato, non sarà ovviamente in classe. Le famiglie che la contestano, dando credito alle voci su presunte molestie sessuali ai danni di alcuni alunni, insistono nel chiedere il suo allontanamento e minacciano di far ritirare in blocco i propri figli dalle lezioni.
La preside sabato ha nuovamente esortato alla calma: "Io non difendo né accuso nessuno, ci sono indagini che faranno chiarezza. Ma condanno fermamente la violenza, che a scuola non deve entrare mai". Su tutta la vicenda prosegue il lavoro dei carabinieri: dall'esame dei telefoni cellulari della docente e di alcuni alunni non sono emersi elementi a sostegno delle accuse, che alcune mamme confermano invece sui social. Nessuna traccia di video compromettenti, ipotesi di cui alcuni genitori avevano parlato agli investigatori. All'attenzione di chi indaga c'è anche il clima di avversione cresciuto negli ultimi giorni intorno all'insegnante di sostegno, che aveva scoperto un ragazzino a fumare nei bagni provocando un provvedimento di sospensione nei suoi confronti. La docente aveva subito ad agosto l'hackeraggio dei profili social, e ricevuto negli ultimi giorni minacce di morte via chat. I carabinieri indagano poi sull'aggressione ai danni della donna: nei prossimi giorni dovrebbero essere identificati i partecipanti al raid per accertare le singole responsabilità. Sul caso, l'Ufficio scolastico regionale ha disposto l'invio di ispettori attesi a Scanzano.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA