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>>>ANSA/ Meloni, 'una maggioranza diversa in Ue'. Muro di Macron

>>>ANSA/ Meloni, 'una maggioranza diversa in Ue'. Muro di Macron

Il presidente a Dresda: 'C'è un vento autoritario, svegliamoci!'

BRUXELLES, 27 maggio 2024, 20:23

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

(di Michele Esposito) "C'è il margine per costruire una maggioranza diversa in Europa". Sarà l'avvicinarsi delle urne, sarà il ritrovato feeling con Marine Le Pen, ma da qualche giorno la premier Giorgia Meloni ha inclinato il suo racconto della futura Eurocamera su un piano che va in direzione opposta alla maggioranza Ursula. Da un lato, infatti, la premier continua a ripetere che solo dopo le elezioni il quadro potrà essere chiaro. Dall'altro, tuttavia, pone l'accento sulla possibilità di un'alleanza diversa alla guida dell'Ue.
    Un'alleanza che non può prevedere la coabitazione di FdI con i Socialisti. In un gioco di specchi, le parole di Meloni trovano però una risposta via via più veemente da parte dei partiti europeisti. A loro si è rivolto, da Dresda, Emmanuel Macron, scandendo un avvertimento: "Il vento dell'autoritarismo tira ovunque in Europa. Per questo motivo dobbiamo svegliarci!".
    Il presidente francese ha lasciato ben poco al caso nella sua missione in Germania. Ha parlato dalla città roccaforte dell'estrema destra tedesca, nel corso della prima visita di Stato francese in 24 anni. Una visita puntellata dagli incontri con il cancelliere Olaf Scholz, che ha avuto un duplice obiettivo: smussare le divergenze che, negli ultimi mesi, hanno segnato i rapporti tra Parigi e Berlino e dare nuova linfa all'asse europeista di fronte all'ascesa dell'ultradestra.
    "Questa non è solo una tendenza, è una realtà in Ungheria. E fino a poco tempo fa lo era in Polonia. Queste idee si diffondono ovunque. Vengono alimentate dagli estremisti, in particolare dall'estrema destra", ha sottolineato Macron. Nel suo discorso da un palco situato accanto alla Frauenkirche, simbolo delle distruzioni della Seconda guerra mondiale, Macron ha voluto anche lanciare un netto messaggio al fronte dei frugali, Germania inclusa: quello di un nuovo "paradigma" della crescita adeguato alle sfide che ha di fronte l'Ue. "Dobbiamo raddoppiare il nostro bilancio europeo", ha sottolineato il capo dell'Eliseo, citando l'opzione più detestata dal fronte del Nord, quella "del debito comune".
    Le parole di Macron danno forza a un messaggio che sia i liberali sia i Socialisti da giorni recapitano al Ppe e a Ursula von der Leyen, accusati di aver eccessivamente strizzato l'occhio alle destre e ai sovranisti. "La nostra linea rimane chiara: non collaboreremo né con l'estrema destra né con chi stringerà accordi con loro", ha sottolineato all'ANSA la capogruppo di S&D Iratxe Garcia Perez soffermandosi sull'ipotesi di una maggioranza che coinvolga anche una parte del gruppo Ecr.
    I liberali, guidati proprio dai macroniani, neppure hanno cambiato posizione e considerano non percorribile un'alleanza con Meloni .Una maggioranza tra liberali, popolari e conservatori, al momento sembra impossibile.
    Certo, bisognerà anche vedere sotto quali gruppi si presenteranno le destre e i sovranisti. Il primo segnale è stata l'espulsione di AfD dal gruppo Id, arrivata su iniziativa di Le Pen. Un secondo segnale potrebbe essere l'avvicinamento di Viktor Orban a Ecr - come vorrebbe il Pis, e come ha annunciato lo stesso premier ungherese - o, chissà, anche in Id. Il nocciolo della questione, tuttavia, non cambia. Von der Leyen potrebbe, teoricamente, contare su un sostegno di Meloni ma non può e non vuole sorreggersi sui voti di lepenisti, leghisti, orbaniani, spagnoli di Vox. Teoricamente, la presidente uscente potrebbe continuare a contare sulla maggioranza attuale, che tuttavia uscirà numericamente indebolita dal voto. Soprattutto, complice lo scrutinio segreto, la Spitzenkandidat tedesca non può avere certezza che il voto all'Eurocamera di Ppe, S&D e liberali si tramuti nel necessario plebiscito per lei.
   

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