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Coronavirus, il Covid 'infetta' il lavoro nel 2020 mezzo milone di posti in meno

Coronavirus, il Covid 'infetta' il lavoro nel 2020 mezzo milone di posti in meno

Stime Anpal: per riprendere i livelli occupazionali serviranno almeno tre anni con un ritorno a quota 23,36 milioni di lavoratori non prima del 2023

ROMA, 27 maggio 2020, 11:47

Redazione ANSA

ANSACheck

Stime Anpal: con il Covid perso mezzo milione di posti di lavoro - RIPRODUZIONE RISERVATA

Stime Anpal: con il Covid perso mezzo milione di posti di lavoro - RIPRODUZIONE RISERVATA
Stime Anpal: con il Covid perso mezzo milione di posti di lavoro - RIPRODUZIONE RISERVATA

L'epidemia da Covid 19 avrà effetti pesanti sul lavoro in Italia con una riduzione degli occupati stimata in 500.000 unità nel 2020. Il dato è stato presentato oggi dal presidente dell'Anpal, Mimmo Parisi, in una audizione al Senato ricalcando quello presentato nel Def dal Governo pari al 2,1% dell'occupazione legato al crollo del Pil dell'8% atteso per quest'anno. Secondo l'Anpal alla fine del 2020 quindi gli occupati torneranno sotto quota 23 milioni, a 22,86 milioni mentre l'anno prossimo, grazie al rimbalzo del Pil, il dato recupererà circa 240.000 posti tornando a quota 23,1 milioni.

L'Agenzia non ha chiarito quali sono le tipologie di posti più a rischio ma, grazie anche al blocco dei licenziamenti per cinque mesi previsto dal Governo per fare fronte all'emergenza epidemiologica, saranno i rapporti di lavoro a termine i più penalizzati insieme a quelli stagionali e alle attività di lavoro autonomo. Queste ultime probabilmente avranno una contrazione significativa anche a causa dell'aumento dei costi dovuti alle misure anti Covid e al calo dei consumi atteso.

Venerdì l'Istat diffonderà i dati su occupazione e disoccupazione ad aprile ma è probabile che non si registri ancora un aumento della disoccupazione dato che nel mese le persone erano ancora costrette a casa dal lockdown e quindi di fatto con maggiori difficoltà nella ricerca di un'occupazione.

Quasi sei famiglie su dieci temono di perdere il posto di lavoro secondo il Rapporto annuale Confcommercio-Censis che sottolinea come con il lockdown il 42,3% delle famiglie abbia visto ridursi l'attività lavorativa e il reddito. Il 25,8% ha dovuto sospendere del tutto l'attività - si legge nel Rapporto - mentre il 23,4% è finito in Cig . Circa tre italiani su 10 sanno già che quest'estate non potranno andare in vacanza mentre la metà non ha ancora fatto programmi. Solo il 9,4% del campione ha detto che andrà in vacanza ma con durata e budget ridotti.

Per riprendere i livelli occupazionali pre Covid ci vorranno, secondo le stime Anpal, almeno tre anni con un ritorno a quota 23,36 milioni non prima del 2023. Una delle condizioni per agganciare la ripresa sarà l'utilizzo dei fondi europei previsti per il 2021-2027 (circa 38 miliardi) che potrà costituire, secondo Parisi, "un'ulteriore opportunità di finanziare misure adeguate a fronteggiare la crisi". Per ritrovare un dato come quello che si avrà a fine anno (22.860.000 occupati circa) bisogna tornare indietro di quattro anni, a novembre 2016 quando gli occupati erano 22,83 milioni).

Di ricadute occupazionali dell'epidemia da Covid 2019 ha parlato in audizione al Senato anche il presidente dell'Inapp, Sebastiano Fadda. Fadda ha sottolineato come il lockdown abbia penalizzato soprattutto le microimprese rispetto a quelle più grandi e ha fatto un'analisi sul cambiamento del lavoro dopo il grande utilizzo del lavoro agile reso più semplice dalle norme varate per l'emergenza. A fine aprile lavoravano da casa oltre 1,8 milioni di lavoratori a fronte di appena 220.000 prima dell'epidemia. "Nutro molti dubbi - ha detto Fadda - sul fatto che in occasione della pandemia si siano realizzate molte esperienze di "smart work". Purtroppo esistono molti equivoci su questo termine e in realtà ciò che si è verificato è stato principalmente un aumento del "telelavoro", un forzato aumento dello svolgimento a distanza (praticamente da casa) delle stesse "mansioni" lavorative solitamente effettuate in presenza. E' necessario sollecitare l'impegno verso una corretta applicazione del principio dello "smart work" che significa lavoro "intelligente", ma per diventare intelligente non è sufficiente che il lavoro venga svolto da casa anziché in presenza. Esso diventa "intelligente" se diventa il riflesso di un modo nuovo di gestire i processi produttivi, sia di beni che di servizi".

   

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