Camion carichi di aiuti umanitari pronti a entrare nella Striscia di Gaza dove si aggrava ulteriormente l'emergenza umanitaria: mancano cibo, farmaci ed elettricità, c'è carenza idrica e il sistema sanitario è vicino al collasso. L'Oms rinnova l'appello affinché venga aperto oggi stesso il valico di Rafah per far accedere i convogli con le forniture salvavita poiché "ulteriori ritardi si tradurranno in più sofferenze e più morti". E mentre l'Onu teme il rischio di epidemie per la scarsità di acqua, Medici senza frontiere descrive una situazione drammatica nell'ospedale Al-Shifa "con 3mila feriti da gestire che non possono essere evacuati".
Con un post su X il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ribadisce "il bisogno urgente di accesso per portare forniture salvavita. Speriamo che il valico di Rafah venga aperto oggi. I nostri camion sono carichi e pronti.
Ulteriori ritardi si tradurranno in più sofferenze e più morti".
Intanto l'Oms fa sapere che un altro aereo con forniture mediche è atterrato all'aeroporto di Al Arish, in Egitto, grazie al sostegno degli Emirati Arabi Uniti. Le scorte sono sufficienti a coprire 1.000 operazioni mediche e comprendono tende e serbatoi d'acqua, gli aiuti umanitari si stanno accumulando ad Al Arish, a soli 20 minuti da Rafah. "I partner umanitari sono pronti a schierarsi ma non possono muoversi finché il valico di Rafah non aprirà".
In questa situazione si intensificano anche i timori per la diffusione di epidemie. Attualmente a Gaza il consumo medio di acqua per tutte le necessità (potabile, cucina e igiene) è stimato in tre litri al giorno per persona, evidenzia l'Ocha, l'ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, "costringendo le persone a consumare sempre più acqua proveniente da fonti non sicure e a rischiare la morte, esponendo la popolazione alle epidemie di malattie infettive".
Il fabbisogno medio giornaliero per una persona è di 100 litri, secondo dati Oms.
Secondo Medici senza frontiere il sistema sanitario sta per collassare. "È imminente. Non so come faremo a gestire l'enorme numero di feriti, ne stiamo assistendo oltre 3mila. Nel nostro ospedale, nei giorni normali, la capacità massima è di 700 letti - racconta il chirurgo ortopedico Nedal Abed, dall'ospedale Al -Shifa in un un collegamento audio sul profilo Facebook di Msf - Manca l'elettricità e non si sa quanto carburante sia rimasto per far funzionare i generatori. È solo questione di tempo. Non ci sono luoghi sicuri all'esterno, abbiamo più di 40mila civili che cercano un luogo sicuro. - prosegue il medico - l'esercito israeliano ha richiesto l'evacuazione di tutti gli ospedali di Gaza, quest'ordine non è ragionevole perché più di 3mila pazienti feriti non possono essere evacuati in nessun luogo".
Dall'Italia 1.825 operatori sanitari e sociosanitari tra medici, infermieri, assistenti sociali, psicologi e Oss hanno firmato un appello per fermare il "massacro" della popolazione civile a Gaza e aprire dei corridoi umanitari. "Ci appelliamo con forza e determinazione alle nostre istituzioni locali e nazionali affinché esercitino pressione per mettere fine alla perpetrazione di violenze indiscriminate contro civili inermi - si legge nel testo inviato alla premier Meloni e alla presidente della Commissione europea von der Leyen - Chiediamo al nostro governo e all'Unione europea che facciano tutti gli sforzi necessari per fermare la strage di civili".
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